Da oltre trent’anni moltissime scuole secondarie superiori hanno ridotto, soprattutto per problemi connessi al trasporto pubblico locale, la durata dell’ora, cioè dell’unità didattica oraria, da 60 a 50 minuti, nell’intento di contenere il più possibile nella fascia del mattino lo svolgimento delle lezioni. La riforma fissa un tetto massimo di 32 ore per l’orario settimanale (35 solo per l’istruzione artistica). Le scuole, nell’esercizio della propria autonomia didattica e organizzativa, possono definire unità di insegnamento non coincidenti con ore di 60 minuti per realizzare specifiche attività didattiche (per esempio l’alternanza scuola-lavoro); tuttavia, dovranno garantire agli studenti e alle famiglie un orario complessivo di lezioni corrispondente al monte ore annuale assegnato al corso di studi, calcolato su ore di 60 minuti. Per gli allievi il tempo di presenza in aula sarà più o meno lo stesso di quello attuale, ma distribuito su un minore numero di materie, in modo da consentire una maggiore concentrazione. La riforma mira, in sostanza, ad offrire una organizzazione più efficiente, in un quadro più moderno e semplificato, mantenendo un servizio, dal punto di vista del monte ore annuale, analogo a quello precedente.